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La civiltà ci ha definite inferiori, la Chiesa ci ha chiamate sesso, la psicanalisi ci ha tradite, il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica.                                            Carla Lonzi

La sfera della sessualità è un altro nucleo teorico rilevante del pensiero femminista, perché qui è possibile rintracciare una risposta alla domanda sull’origine e sulla natura della subordinazione femminile che il sistema patriarcale ha messo in atto. Le donne sono sfruttate come “oggetti sessuali, come genitrici, serve domestiche, lavoro a basso costo” recitava il Redstockings Manifesto newyorkese , oggetti da usare e anche maltrattare a seconda del soddisfacimento e del piacere maschile. Il rapporto sessuale viene così considerato come un fatto “politico”, ovvero dominio maschile sul femminile. Alla base della politica, dei rapporti di potere e dominio non sta la razza, la classe, ma il sesso. Un rapporto sessuale non è un atto di piacere o con fine procreativo, bensì politico, cioè un atto in cui deve manifestarsi la supremazia del maschio, anche attraverso la violenza. Ma come ha origine questa supremazia? È possibile eliminarla? Shulamith Firestone,militante nei primi gruppi femministi di New York, ha come punto di riferimento la diversità biologica della donna rispetto all’uomo, per cui nell’atto sessuale concepisce insieme all’uomo, ma oltre a questo ad essa è affidato in modo esclusivo il compito di prendersi cura dei figli; un impegno che crea oggettive condizioni di debolezza per la donna, la quale necessita di un costante aiuto da parte dell’uomo, aiuto che si è trasformato poi in dominio e non protezione. La sfera della sessualità è stata così completamente asservita nelle istituzioni maschili rivolte unicamente alla riproduzione e ridotta esclusivamente all’eterosessualità, ignorando le altre eventuali espressioni sessuali. Grazie alla tecnica e alla scienza sarà possibile liberare le donne da questa schiavizzazione e radicamento nella “natura”, separando innanzitutto la sfera della sessualità da quella riproduttiva: libere dal timore di gravidanze non volute, libere da inibizioni, libere di utilizzare mezzi contraccettivi e di vivere una sessualità polimorfa come “gioco” senza conseguenze. Senza però la negazione assoluta della maternità, da sempre vissuta come un peso e un incatenamento delle donne madri nel mondo della cura.

Il processo di sublimazione, una deviazione verso l’appagamento nel desiderio, lascerà il posto alla diretta soddisfazione nell’esperienza: l’Es potrà vivere liberamente. Il godimento nascerà direttamente dall’essere e dall’agire, invece che dalla qualità della conquista. Quando il modo tecnologico maschile potrà finalmente produrre nella realtà ciò che il modo estetico femminile ha anticipato nelle sue visioni, avremo eliminato il bisogno di entrambi.[1]

Anne Koedt, un’altra militante femminista degli anni ’60, rivolge aspre critiche alle tesi freudiane riguardanti la “completezza” della donna associata solo all’abbandono dell’orgasmo clitorideo in favore di quello vaginale. Nonostante fosse già stato accertato da studiosi di sessuologia che non si potrebbe parlare di orgasmo vaginale in senso proprio, perché l’unico organo sessuale femminile che causa l’orgasmo è la clitoride, il mito dell’orgasmo vaginale continuava a dilagare.

Le donne sono state definite sessualmente nei termini di ciò che piace agli uomini. La società è stata una funzione degli interessi maschili. Gli uomini hanno scelto di definire le donne esclusivamente nei termini di come beneficano le vite degli uomini. Quello che dobbiamo fare è ridefinire la nostra sessualità. [2]

Demolendo questo mito,scardinando i concetti “normali” di sesso sarà possibile spiegare la vera causa della frigidità femminile, cioè l’uomo e il suo unico obiettivo di ottenere piacere nel modo più economico (la penetrazione vaginale non è altro che una masturbazione maschile dentro la vagina), e a volte di sopprimere e privare la donna del piacere sessuale (attraverso la pratica della clitoridectomia). Sostituire la clitoride alla vagina è un modo per rendere “superfluo” sessualmente l’uomo e per pensare ad altri modalità di piacere sessuale come la bisessualità e le omosessualità, che non hanno nulla di deviante o immaturo rispetto alla eterosessualità istituzionalizzata da millenni.  Gayle S. Rubin ha offerto una radicale elaborazione della tematica del sex/gender system, secondo cui le differenze praticate tra uomini(superiori, dominatori) e donne (inferiori/dominate) sono relative al genere e non al sesso perché se il sesso che si riferisce alle caratteristiche fisiche di per sé non produce ruoli sociale differenti. È la differenza di genere che va combattuta, non quella sessuale, proprio per eliminare la convinzione di un legame imprescindibile tra sesso e genere (maschio necessariamente uomo e femmina necessariamente donna). Lo “scambio delle donne” è collocato nel sistema sociale e non in quello biologico; perché a livello sociale i sessi sono organizzati in base al genere, è il sistema sociale che stabilisce i rapporti di sessualità indirizzati solo all’eterosessualità, alla ricerca della metà con la quale trovare la propria interezza (matrimonio) e negando l’omosessualità.

Non dobbiamo avere come fine l’eliminazione degli uomini, ma del sistema sociale che produce il sessismo. Noi non siamo oppresse soltanto come donne, siamo oppresse per dover essere donne o uomini, a seconda dei casi. Il movimento femminista deve aspirare all’eliminazione dei ruoli sessuali imposti. Il sogno che mi pare più entusiasmante è quello di una società androgina, senza genere (anche se non senza sesso), nella quale l’anatomia di una persona sia irrilevante per stabilire cosa si deve fare e con chi si deve fare l’amore. [3]

La questione sessuale non può che essere primaria per le donne, perché la “camicia di forza” fondata sul sesso, precede tutti gli altri tipi di dominio e sfruttamento.

[1] Shulamit Firestone, La dialettica dei sessi, 1971, Firenze.

[2] Anne Koedt, Il mito dell’orgasmo vaginale.

[3] Gayle S. Rubin, Lo scambio di donne. Note sulla “economia politica” del sesso.

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