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Noi diciamo all’uomo, al genio, al visionario razionale che il destino del mondo non è nell’andare sempre avanti come la sua brama di superamento gli prefigura. Il destino imprevisto del mondo sta nel ricominciare il cammino per percorrerlo con la donna come Soggetto Imprevisto.                                                                                Carla Lonzi

La questione del soggetto occupa un posto rilevante all’interno del pensiero femminista: da sempre l’opposizione fondamentale alla base dell’economia binaria assegna all’uomo lo statuto di soggetto e alla donna quello di oggetto. A livello terminologico, il termine soggetto appartiene alla svolta moderna della storia della filosofia nell’orizzonte del cogito cartesiano; attualmente, si tende anche, erroneamente, ad attribuire tale termine a contesti in cui esso è fuori luogo (come quello antico). Le stesse perplessità riguardano il termine metafisica, che vale ormai come categoria generale atta a designare una lunga e complessa vicenda di pensiero; infatti la vicenda filosofica del secondo Novecento si pone al di là e contro la costruzione metafisica del soggetto. Insomma la tendenza del dibattito contemporaneo è quella di ridurre le vicende filosofiche di due millenni alla categoria di metafisica e alla figura del soggetto. Una riduzione che forse vorrebbe essere anche una liquidazione, un superamento nei confronti di una metafisica giudicata negativamente e condannata da Nietzsche e Heidegger, da un alto, che leggono come un errore metafisico tutta la tradizione speculativa da Platone in poi, e dai filosofi analitici, dall’altro, che decretano il carattere non scientifico, e quindi metafisico, di tutta la tradizione filosofica occidentale (Nietzsche e Heidegger inclusi). Il logocentrismo della tradizione filosofica incarnato nella figura del soggetto merita, dunque, il nome di metafisica. La storia della filosofia viene letta ,di conseguenza, dalla teoria femminista, come la vicenda di un pensiero omogeneo metafisico che ha come protagonista il soggetto patriarcale e le sue autorappresentazioni. La condanna della metafisica diventa così, per la critica femminista, la condanna del patriarcato in quanto coincide con la metafisica. Questa tendenza che porta sempre in primo piano il soggetto e la metafisica viene accusata dal versante femminista opposto (anglo statunitense) di “meta fisicità” ed “essenzialismo”, un versante che privilegiando interlocutori come Foucault, Lacan, Derrida, Deleuze, ritiene metafisico ogni pensiero non facente parte dei canoni post modernisti/strutturalisti. Il prefisso post ci spiega l’esistenza di un prima, che ricade nella metafisica, e un dopo, anti-metafisico; un prima, epoca del soggetto fallologocentrico, un dopo, epoca della soggettività multipla; un prima della lunga vicenda dell’economia binaria, un dopo in cui un vortice scompagina e libera tale economia. Il ruolo del linguaggio, alias logos o discorso, non va sottovalutato perché anch’esso coincide con questa economia: una struttura che pretende il marchio della razionalità e dell’intelligibilità, mettendo ogni nome al suo posto e tenendolo sotto controllo: il regno della sintassi del Padre in cui anche il termine soggetto diventa uno dei nomi più funzionali alla forma metafisica di questa struttura. Nella filosofia femminista, la questione del soggetto svolge un ruolo importante attraverso la tematizzazione della Donna, intesa come significante collettivo, a partire dal modello cartesiano. Il soggetto in quest’ultimo,  è un soggetto forte, universale,  auto fondato, auto centrato, autocosciente, costruito esclusivamente sul pensiero, sulla ragione (un pensiero separato, opposto al corpo). Un soggetto fallologocentrico: è il pensiero, non il corpo materno, a generare l’esistente (cogito ergo sum, appunto); anche l’opposizione corpo-pensiero è vittima del logocentrismo perché riporta in auge l’economia binaria tra il principio attivo del logos maschile e quello passivo della corporeità femminile. Le strategie femministe possibili sono due: attribuire alle donne lo statuto del soggetto cartesiano ricadendo nel paradosso dell’uguaglianza, del “livellamento” oppure costruire un’essenza esclusivamente femminile: Uomo versus Donna, o meglio l’Uomo di tutti gli uomini a cui si aggiunge la Donna di tutte le donne. L’Uomo inteso come essenza universale, atemporale, attiva e razionale in cui i singoli sono compresi e nullificati: Uomo alias soggetto o individuo, un concetto moderno portatore di libertà e autonomia alla base del modello egualitario. La creazione della categoria Donna è certamente una mossa imprevista che intacca il meccanismo fondamentale del modello egualitario.  Anche se ubicare all’interno della categoria Donna è indubbiamente un guadagno, attraverso questa sostanzializzazione della differenza sessuale si ricade ancora una volta nella indifferenziazione degli individui e nella ipostatizzazione del soggetto: il significante generale Donna, riproponendo ingenuamente il gesto patriarcale, cancella le differenze singolari tra le donne costrette ad identificarsi univocamente nella “Donna”. D’altra parte questa categoria ha un grande impatto sull’immaginario femminile perché è una strategia eversiva atta a decostruire la logica androcentrica spostando le donne dal posto simbolico dell’oggetto a quello del soggetto: esprime dunque il desiderio di una esistenza simbolica al femminile. È un gesto che crea separatismo: perché uno spazio comune alle donne differisce da quello degli uomini rifiuta ogni tipo di gerarchia e differenza, dato che questi sono gli elementi alla base del predominio sessuale maschile, ma allo stesso tempo produce inevitabilmente la loro interna indifferenziazione. Insomma si tratta di un cortocircuito logico; la Donna tende ad inglobare, in una metafisica sorellanza e uguaglianza, tutte le donne.

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