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Quando si tratta della donna il filo del ragionamento, della logica, è stato surrettiziamente spezzato. Perché qui parla l’inconscio.                                                  Luce Irigaray

L’interesse della Irigaray nella lettura di Freud è l’“economia speculare e speculativa” che lo sostiene, fondata sul primato del Medesimo e sulla condizioni topologica di marginalità ed esclusione che la psicoanalisi riserva alla donna. Freud, elaborando una teoria della sessualità, rende evidente ciò che fino ad allora poteva funzionare restando implicito, occultato: l’indifferenza sessuale su cui si regge la verità d’ogni scienza, la logica di ogni discorso.[1] Per Freud la sessualità femminile non ha una propria specificità. È definita esclusivamente in rapporto a quella maschile. La bambina non è altro che un ometto castrato, avente cioè un sesso atrofizzato, rovesciato; per tale motivo odia la madre, e tutte le donne,  perché non possiedono il sesso di “valore”, e si rivolge al padre; il desiderio di avere un figlio dunque andrebbe interpretato come il desiderio di possedere un equivalente del sesso maschile; allo stesso modo i rapporti tra donne sono regolati o dalla rivalità nel possedere il sesso maschile o dalla identificazione con esso, nel caso della omosessualità, e i rapporti delle donne in società dal desiderio di ottenere quei poteri che spettano agli uomini.

Il femminile si decifra come inter-detto. Inverso, contrario, di cui c’è bisogno per rilanciare o dare il cambio ad un processo di specula(rizza)zione del soggetto maschile. Essere/divenire, avere/non avere sesso, fallico/non fallico, pene/clitoride, ma anche pene/vagina, più/meno, chiaramente rappresentabile/continente nero, logos/silenzio, desiderio della madre/desiderio d’essere madre: sono tutte modalità di interpretazione della funzione della donna postulate dal proseguimento di una partita in cui la donna si trova sempre iscritta senza mai aver cominciato a giocare. Posta tra – almeno- due o due mezzi uomini. Cerniera che si adatta ai loro scambi. Riserva di negatività su cui si sostiene l’articolazione del loro passo in un progresso, in parte fasullo, verso il controllo del potere. Del sapere. [2]

La psicoanalisi descrive non ciò che la donna è, bensì il modo in cui diventa tale, il modo in cui la bambina, che ha una disposizione bisessuale, si sviluppa in donna. Soprattutto donna normale, un processo molto complicato rispetto a quello per diventare uomo perché guidato unicamente dalla mancanza, invidia e rivendicazione del sesso maschile. Tuttavia il lavoro di Freud, che egli lascia intendere come “scientifico”, non tiene conto delle componenti storiche dei fatti esaminati, non correlando le presunte patologie femminili con i fattori sociali e culturali. E soprattutto si affida alla scienza anatomica considerandola come criterio ineludibile e inconfutabile di verità, per cui i genitali femminili non godono della stessa importanza narcisistica di quelli maschili, attivi e centrali nel processo riproduttivo. La storia della scienza e Popper ci ricordano che la scienza è opera dell’uomo, e dunque suscettibile a diverse interpretazioni, controlli, revisioni. In una parola: fallibile, non eterna e immutabile. Prigioniero di una cultura patriarcale e di una certa economia del logos, Freud colloca la differenza sessuale nell’a priori del Medesimo.

Questo ordine oggi fa la legge. Non riconoscerlo sarebbe ingenuo quanto lasciarlo dominare indisturbatamente, senza interrogare le condizioni che rendono possibile tale dominio. Il fatto che Freud, e in generale la teoria psicoanalitica, abbia preso come tema, la sessualità, non ha voluto dire interpretare l’essere sessuato del discorso stesso. L’analisi dei presupposti della produzione del discorso non arriva in lui fino alla differenza sessuale. Gli interrogativi che la teoria e la pratica di Freud fanno nascere non arrivano alla determinazione sessuata. Il contributo di Freud resta in parte invischiato di presupposti metafisici.[3]

Al contrario, l’esame delle ipotesi lacaniane assume per Irigaray un valore propedeutico, soprattutto per l’avanzamento teorico che Lacan assume rispetto a Freud: un mutamento di paradigma che sottrae la problematica della differenza sessuale all’inevitabile e sterile sguardo anatomo-fisiologico, per integrarla come costitutiva nella costruzione sociale e simbolica dell’io.

Nome del Padre                  Desiderio della madre                Nome del Padre      (0)

Desiderio della madre        significato al soggetto                                               Fallo

Questa formula riproduce la sostituzione dei significati, in cui l’emersione dell’Io dipende dal supporto simbolico del Fallo. Il Fallo partecipa dell’attributo essenziale di ogni significante, è un significante capitale nell’intero campo del simbolico. Ciò nonostante, mentre nel bambino la rinuncia alla madre viene compensata dal possesso futuro di una donna, si pone nella dimensione dell’avere (il Fallo), nella bambina la scoperta di una castrazione produce una irreparabile ferita e si trova nel polo passivo dell’essere (il Fallo-oggetto del desiderio). Dunque l’impostazione di Lacan in cui il Fallo rappresenta il significante primario della differenza sessuale si differenzia da quella freudiana debitrice di un canone positivista che elegge la biologia come luogo epistemologico delle fondazioni ultime. Lo spostamento della differenza sessuale dalle costanti anatomiche e filogenetiche alla costituzione simbolica dell’ordine sociale permette di “riaprire il cerchio autologico e tautologico dei sistemi rappresentativi, affinché le donne possano parlare del proprio sesso”. Freud e Lacan sono i fondatori dei più arcaici e persistenti modelli che l’occidente ha adottato per ricondurre l’enigma della differenza in un sistema coerente di significazioni.

Ǝx Фx                                                 (1)

Vx Фx                                                (2)

(3)                                                Ǝx  Фx

(4)                                                Vx Фx

S

Ф

A                         S (A)

La

1 e 2 rappresentano i punti focali dello sviluppo maschile, il complesso di castrazione e l’universalità fallica, 3 e 4 i logogrifi della donna: la 3 possiamo leggerla come “ciò che non è fallico non esiste”e la 4 “non tutti gli x sono fallici”. La barra che taglia l’articolo determinativo secondo la Irigaray sta ad indicare l’esclusione della donna dagli scambi concettuali e che la sua soggettività deriva unicamente dalla riflessione speculare e speculativa. La divergenza delle frecce rileva la dinamica del desiderio nei due sessi: la donna tende al Fallo attraverso l’uomo, quest’ultimo invece non raggiunge al donna, ma l’oggetto-a, fantasma di una illusoria fusione. Ciò che cerca l’amante non è la persona amata, ma l’impossibile fusione con l’Altro. Se il Fallo è il significante della differenza a partire dalla constatazione della sua mancanza, esso deve continuamente organizzare la sua centralità a partire da un orizzonte-limite, l’al di là del Fallo, la donna che lo accerchia. Dalla inavvertita reificazione di un sistema di metafore fondato sul primato della riproduzione dell’identico ne deriva  la donna.

Questa ha spinto la Irigaray a “scompigliare” il logos filosofico il cui dominio è derivato proprio dal ridurre ogni altro nell’economia del Medesimo e dalla cancellazione della differenza dei sessi. Per far ciò è necessario un lavoro di riletture e reinterpretazione attraverso sia un procedimento psicoanalitico, che fa attenzione all’inconscio di ogni filosofia, che al funzionamento della grammatica di ogni discorso, che prevede anche la considerazione dei suoi silenzi.

[1] Luce Irigaray, Questo sesso che non è un sesso, 1978, Milano, Feltrinelli.

[2] Luce Irigaray, Speculum. Dell’altro in quanto donna, 2010, Milano, Feltrinelli.

[3] Luce Irigaray, Questo sesso che non è un sesso, 1978, Milano, Feltrinelli.

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