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Maschile e femminile non sono in alcun caso l’inverso o il contrario l’uno dell’altro. Essi sono differenti. Questa differenza che sta fra loro è forse la più impensabile delle differenze: la differenza stessa.                                               Luce Irigaray

L’esigenza della Irigaray è di ricercare nuovi sentieri speculativi, che proferiscano l’intervallo di irriducibilità tra uomo e donna senza ricorrere ai modelli antagonisti della complementarità e della “cesura”, e che sappiano approssimarsi allo scambio vitale tra i generi, superando l’opposizione (interna al discorso monosessuato) tra l’autogenerazione dialettica del Medesimo, e una “disseminalità” originaria priva di télos e di un interlocutore tangibile che custodisca l’orizzonte della reciprocità. [1]

La differenza sessuale rappresenta uno dei problemi o il problema che la nostra epoca ha da pensare. Ogni epoca, secondo Heidegger, ha una cosa da pensare. Una soltanto. La differenza sessuale, probabilmente, è quella del nostro tempo. La cosa del nostro tempo che, pensata, ci darebbe la “salvezza”?[2]

La differenza è l’orizzonte di una fecondità non ancora avvenuta, almeno in Occidente. Fecondità non ridotta alla riproduzione dei corpi e della carne, ma legata alla nascita e rigenerazione di pensiero, arte, linguaggio, poesia ecc. La differenza è l’impensato del divenire dell’umano. Solo la differenza può garantire il divenire di una dialettica a due soggetti riconosciuti nella loro alterità, il cui movimento non è più circolare, ma ellittico, data la dualità dei fuochi. Un divenire che comporta ellissi ed eclissi perché il dominio del tutto è ormai impensabile. Essere differenti significa essere due, non uno. Due che non sono né metà, né complementari né opposti, ma che nonostante abbiano ciascuno la propria identità, possono avere una relazione nel rispetto della (e) differenza (e).

Si tratta di ripartire dall’umano e da ciò che più irriducibilmente è. Dall’umano in quello che oggettivamente è prima che inizi a erigere un linguaggio e un pensare che l’aiutano a distanziarsi dal suo cominciamento, cioè due. Due differenti. Per compiere il destino dell’umanità, l’umano-uomo e l’umano-donna devono compiere ciascuno ciò che sono e nel contempo realizzare l’unità che costituiscono.[3]

L’equazione base del pensiero era A=A, due poli di un essere umano unico, che non esiste, inventato dal pensiero maschile; la nuova equazione è A+B = uno, due termini autonomi, differenti l’uno dall’altro, che costituiscono un’unità. Il reale si presenta in una trilogia: un reale del soggetto maschile, un reale del soggetto femminile e un reale della loro relazione. Tre reali diversi, ma  interagenti tra di loro. In relazione.

Senza dubbio la relazione all’altro non è stata sufficientemente riconosciuta come parte decisiva del soggetto. La relazione porta a rinunciare a ciò che abitualmente consideriamo finalità. La finalità dell’uno non è necessariamente quella dell’altro. Nell’altro si avvicina a noi uno straniero, una cultura differente che non possiamo ridurre a noi, ai nostri imperativi. L’altro non è a nostra disposizione. Nella costituzione dell’orizzonte umano, l’altro deve rimanere un altro, un differente con il quale imparare a coabitare e dialogare.[4]

Questo richiede dischiudersi in ciò che si ha di proprio e contribuire allo sbocciare del proprio dell’altro. L’essere-con va trovato nella rinuncia a una soluzione o verità comune. Riconoscere la differenza impone di rinunciare perfino a questo per accedere ad una cultura relazionale più cosciente dei limiti insormontabili di ogni soggettività, dell’irriducibilità all’uno, al medesimo. Gesto che richiede una maturità capace di incamminarsi anche nella solitudine.

Chi afferma l’importanza della differenza dei sessi è talvolta chiamato passatista, reazionario, ingenuo, nonostante la scienza sia ben lontana dall’aver risolto questa questione. Ma se siamo ancora vivi, siamo differenziati sessualmente. Siamo noi ancora vivi? Abbastanza vivi da non ridurci ad una macchina, un meccanismo, ed un’energia che sfugge alla padronanza del soggetto? Per restare vivi e rigenerarci come viventi abbiamo bisogno della differenza sessuale. La macchina non ha sesso. La natura, invece è sessuata, sempre e ovunque. [5]

Perché abbia luogo la differenza occorre una rivoluzione di pensiero, e di etica. Un’etica che come la definisce Lévinas: “relazione tra due termini dove l’uno e l’altro non sono uniti né per una sintesi dell’intelletto, né per la relazione da soggetto a oggetto, e dove tuttavia l’uno giova o importa o è significante all’altro, dove essi sono legati da un intrigo che il sapere non potrebbe né esaurire, né districare”. [6] Tutto è da reinterpretare nelle relazioni tra il soggetto e il discorso, il soggetto e  il mondo, il soggetto e il cosmo, il micro e il macrocosmo. Un soggetto che si è sempre presentato al maschile pretendendosi come neutro, universale: l’uomo; dimenticando di essere sessuato.

Perché la differenza non ha avuto modo di essere ciò che le toccava essere? C’entra sicuramente la dissociazione del corpo e dell’anima, della sessualità e della spiritualità, il difetto di passaggio dello spirito, del dio, tra il dentro e il fuori, il fuori e il dentro, e la loro spartizione. Tutto è congegnato perché queste realtà restino separate o addirittura opposte. Perché non facciano lega, non si mescolino, non si sposino. Le loro nozze sempre rimandate al di là, in una vita futura, svalorizzate, sentite o considerate poco nobili al confronto delle nozze tra lo spirito e Dio in un trascendentale che avrebbe tagliato i ponti con il sensibile.

Il tema della differenza sessuale postula per la Irigaray la ripresa interrogante di determinazioni ontologiche come spazio, tempo e limite, che la tradizione occidentale ha attribuito ai due generi con intenti definitori. Ovvero, la donna correlata metaforicamente allo spazio, alla vastità, all’estensione corporea o alla physis, l’uomo allo statuto temporale e alla interiorità autocosciente. Una polarizzazione che ha una influenza sull’esito storico del rapporto tra i generi.  Tale rapporto, per la Irigaray, si configura secondo lo schema di un chiasma impossibile: l’uomo irrompe nello spazio mentale e corporeo della donna sotto forma di limite, che traccia i confini, la donna appare nella dimensione temporale dell’uomo come istante di contemplazione o sospensione mitica del tempo. Questo chiasma trasforma ogni sesso nel concetto-limite dell’altro, rendendo impossibile una scansione del rapporto intersoggettivo.

Ciò di cui ha bisogno ogni sesso è superare al schisi tra spazio e tempo, corpo e pensiero, in un amore di sè che re instauri la dualità dei soggetti, e distinguendosi dall’amore del Medesimo come elemento ontico o arcaico che farà da materia per l’altro trascendente.[7]

Perché il luogo si dia è necessaria la presenza di due corpi contigui, che si donino reciprocamente solo in un duplice, inscindibile movimento di sistole e diastole, che induce ogni soggetto a ritrovare nella fioritura del corpo l’appercezione del proprio sé e ad essere forgiato da un linguaggio non più neutro, ma innervato dalla coscienza del proprio corpo sessuato.  Nella differenza sessuale ci sarebbe finitezza, limite, per via dell’incontro di due corpi e due pensieri. Se non ci sono due corpi e due pensieri può esserci un cattivo infinito: il pensiero dell’uno limitante il corpo dell’altro e viceversa. Nella differenza sessuale ci vuole dunque del finito, del limite e del progresso; il che richiede due corpi, due pensieri, il loro mettersi in relazione e la concezione di una prospettiva più ampia. La questione della differenza sessuale, che va pensata specialmente dopo e con la “morte di Dio” e l’epoca della differenza ontico-ontologica, richiede che si riveda la schisi tra corpo e pensiero. Tutta l’analisi della filosofia mostra come l’essere non si è ancor mai detto del corpo né della carne. Il che comporta dei notevoli effetti empirici e trascendentali: il discorso e il pensiero come fossero privilegio di un produttore maschile.[8]

Se una possibilità ci rimane, è nel confronto della notte dell’atto dell’uomo con l’ancora nella notte del femminile. Nel nostro divenire non c’è stata differenza sessuale soggettiva. È la possibilità che ci rimane ancora, specialmente nel pensiero.[9]

L’elaborazione e la giustificazione di un diritto sessuato si colloca in una dimensione alternativa, ma non antagonista, al modello democratico vigente, in quanto può essere interpretata come un tentativo di sussumere nell’orizzonte pubblico le aporie del modello ugualitario, orientato verso una riconsiderazione della dicotomia tra nomos e physis. La differenza sessuale è dunque uno strumento giuridico chiamato a tutelare i valori fondanti di una società duale e a postulare l’avvento di una nuova riflessione sulla storicità. Infatti l’estensione dei principi di situazionalità, finitezza e costituzione reciproca dei differenti e il superamento di della iscrizione della storicità al polo hegeliano della legge positiva maschile, paiono degli sviluppi embrionali introdotti dalla ricerca storiografica sulle donne. I mutamenti di paradigma derivanti dall’incontro della ricerca storica e degli studi di genere additano una diversa configurazione fenomenica della storia, percorsa ed edificata dalla partecipazione attiva di due soggettività irriducibili. Questo rientra in quel compito epocale improrogabile  che la Irigaray assegna alla filosofia.

E poiché non sono mai maturata, e la mia età non è ancora suonata, voglio vivere ancora. E se la tua ora finisce nel punto in cui comincia al mia, non è questo il mio piacere. Perché a me piace condividere, mentre tu vuoi tenere il tutto. Ma, di quella scadenza, ruminare il dolore, non è nostalgia che mi riguardi. Mi piace di più camminare, ora per ora, verso una nuova aurora. [10]

  1. La via dell’amore

[1] Gabriella Stanchina, La filosofia di Luce Irigaray. Pensare e abitare un corpo di donna, 1996, Milano, Mimesis.

[2] Luce Irigaray, Etica della differenza sessuale, 1985, Milano, Feltrinelli.

[3] Luce Irigaray, La via dell’amore, 2008, Torino, Bollati Boringhieri.

[4] Ivi.

[5] Luce Irigaray, Sessi e genealogie, 1989, Milano, La Tartaruga edizioni.

[6] Emmanuel Lévinas, En découvrant l’existence avec Husserl et Heidegger, 1974, Paris, Vrin.

[7] Gabriella Stanchina, La filosofia di Luce Irigaray. Pensare e abitare un corpo di donna, 1996, Milano, Mimesis.

[8] Luce Irigaray, Etica della differenza sessuale, 1985, Milano, Feltrinelli.

[9] Luce Irigaray, Sessi e genealogie, 1989, Milano, La Tartaruga edizioni.

[10] Luce Irigaray, Amante marina. Friedrich Nietzsche, 1981, Milano, Feltrinelli.

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