Tag

, , , ,

Il femminismo è la scoperta e l’attuazione della nascita a soggetto delle singole componenti di una specie soggiogata dal mito della realizzazione di sé nell’unione amorosa con la specie al potere.                                                                                                           Carla Lonzi

Espressioni come “filosofia femminista” e “femminismo” rientrano ormai nel linguaggio del senso comune che le utilizza indifferentemente senza una riflessione più attenta su concetti che risultano diversi tra loro. La filosofia connotata dal genere resta filosofia o si trasforma in qualcos’altro? Le filosofie femministe possiedono un reale fondamento teoretico, un’epistemologia propria? È possibile indicare con il termine femminismo una complessa e articolata vicenda di movimento e pensiero che racchiude posizioni molteplici e persino contrastanti? Wallace e Miller ritengono che la filosofia femminista sia tale proprio perché metta in discussione i tradizionali problemi filosofici invitando a ripensare l’oggetto e il campo di indagine della filosofia dal punto di vista femminile. In questo modo si dimostrerebbe come aver escluso alcune esperienze legate alle donne o aver inquadrato certe questioni in modo pregiudiziale per le donne , abbia pregiudicato le teorie filosofiche e prodotto analisi errate o incomplete. Spesso lo si rimprovera di essere sovversivo, il pensiero femminista, dimenticandosi che la sovversione è essenziale per la filosofia che fa della critica il potere di controllo per eccellenza. Jaggar e Young considerano la filosofia femminista come un movimento di pensiero indirizzato soprattutto a correggere i pregiudizi maschili in filosofia, a criticare il disprezzo mostrato da alcuni grandi filosofi, a recuperare temi trascurati e tutte le opere delle donne filosofe escluse dalla storiografia, a decostruire e stigmatizzare le tradizionali dicotomie e i valori maschili: un futuro orientato nella direzione della filosofia pratica, etica applicata e bioetica, ma anche politica. Alcoff e Kittay insistono sulla duplice dimensione pratico-teoretica dell’approccio della filosofia femminista, un approccio diverso e specifico di costante autocritica e di valenza politica che si oppone al pensiero neutro e universalista a favore di un’ottica e di un linguaggio di genere. Claire Colebrook si chiede se la filosofia possa essere sessuata, cioè se si possa parlare di un punto di vista femminista per qualsiasi questione filosofica includendone anche delle nuove. Luce Irigaray è un esponente del femminismo della differenza  secondo cui l’apparente neutralità della metafisica occidentale potrà essere smascherata solo da un nuovo  logos femminile capace di inaugurare un nuovo modo di fare filosofia. Angela Ales Bello, constatando una presenza sempre più numerosa di donne nel mondo culturale e filosofico, preferisce parlare di filosofia al femminile avendo come punto di partenza un assunto antropologico e cioè l’esistenza di una essenza o natura femminile ben definita. Nonostante il pensiero non sia né femminile né maschile, nella ricerca filosofica l’atteggiamento femminile ha una sua specificità dotata di una speciale dose di realismo, di sensibilità al concreto, di apertura all’altro e di attenzione all’husserliano “mondo della vita”. Pieranna Garavaso e Nicla Vassallo ricorrono all’espressione filosofia delle donne per proporre una nuova concezione del sé e dell’identità di un soggetto autonomo, razionale e privo di legami corporei ed emotivi. Francesca Brezzi definisce pensiero femminile o della differenza sessuale una riflessione che si muove a partire dalla crisi della ragione; alla domanda impersonale “cos’è?” va sostituita “chi dice questo?” che non è una mera riproposizione del cogito cartesiano, che considerava il soggetto una sostanza pensante immaginabile anche priva di corpo: la filosofia femminile presuppone una soggettività incarnata nella quale si inscrive una differenza di genere specifica. C’è anche chi rifiuta queste etichette, come Fraisse, ritenendo che un pensiero specificamente femminile non farebbe altro che accentuare l’opposizione: la filosofia che si oppone al fallologocentrismo diventerebbe ginocentrismo . L’unica voce maschile nel dibattito è quella di Franco Restaino che insiste sulle diverse e distanti tonalità del pensiero femminista come quella continentale e angloamericana. È evidente la presenza di varie spaccature nella compagine della filosofia femminista all’interno della quale sono state operate anche revisioni e correzioni durante gli anni; dunque è rischioso tentare visioni d’insieme e tracciare un confronto preciso tra il pensiero femminista e la filosofia tout court. Il modello dialogico – cooperativo e quello decostruzionista ritengono superata la categoria di donna, perché può contenere posizioni e ruoli differenti,  e quindi obsoleta una teoria dal punto di vista femminista e preferiscono espressioni come  femminismo in filosofia che sottolinea sia il legame con la filosofia tradizionale sia la pluralità all’interno del femminismo, al fine di creare un posto adeguato alla teoria femminista nella storia della filosofia. In questa selva concettuale, nonostante l’impossibilità di un filo unico che riconcili le diverse prospettive, ci sono evidenti punti di contatto, utili per focalizzare i temi fondamentali.

Annunci