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Il piacere vuole l’eternità di tutte le cose, vuole profondità, profonda eternità.                                          Friedrich Nietzsche

 

L’anima palpita e fermenta in ogni parte quando cominciano a spuntarle le ali. Quando rimirando la bellezza d’un giovane, l’anima riceve le particelle che da quello partono e scorrono, se ne nutre, se ne riscalda, cessa l’affanno e gioisce. Ma quando sia separata da quella bellezza inaridisce, smania per l’assillo ed è tutta affannata. Così sovrapponendosi questi due sentimenti, l’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, non trova sonno di notte né riposo di giorno e anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l’ha riguardato, invasa dall’onda del desiderio amoroso, prende respiro. Ha scoperto in lui l’unico medico dei suoi dolorosi affanni. Questo patimento dell’anima è ciò che gli uomini chiamano amore.[1]

Pare che l’uomo postmoderno non sia così disposto a tanti patimenti, piuttosto preferisca essere sciolto da qualsiasi legame, in particolare legami fissi: un perfetto Der Mann ohne verwandtschaften. Non avendo nessun legame indissolubile, non gli resta che connettersi per colmare il vuoto lasciato da vecchi legami, perché solo in questo modo i legami che instaurerà potranno essere “liquidi”, senza nessuna consistenza reale. In un mondo di individualismo rampante non c’è nulla di più ambivalente delle relazioni: uomini e donne contemporanei si dividono tra il sogno di instaurare relazioni e il timore che queste comportino oneri e compromettano la loro libertà.

Non sorprende che le relazioni siano uno dei principali motori del “boom delle consulenze”. Un’incapacità di scegliere tra attrazione e repulsione si riflette in una incapacità di agire: gli esseri umani che vengono a trovarsi in tale condizione possono chiedere aiuto a degli esperti in materia. Ciò che sperano di sentirsi dire è come far quadrare il cerchio, come avere la botte piena e la moglie ubriaca, come costringere la relazione a dare senza prendere, appagare senza opprimere. I loro suggerimenti abbondano, sebbene quasi sempre facciano poco più che elevare la pratica comune al livello della conoscenza comune e di elevare quest’ultima al livello di erudita teoria.[2]

Il concetto di relazione è piuttosto confuso, ancor più quello di amore. Per questo motivo  forse si preferisce parlare di “connessioni” piuttosto che di “relazioni” e “rapporti umani”, e di “reti” piuttosto che di “partner”. La rete, traduzione di web, ovvero ragnatela, è un contesto privo di centro di controllo, allo stesso tempo tutto è centro e periferia, è possibile entrare ed uscire con la medesima facilità: connettersi e sconnettersi godono del medesimo status in questo “shopping sentimentale”.

È un modo per prendere contato con gli altri mantenendo le distanze. Nelle comunità tradizionali prima si incontra la gente e poi la si conosce, in quelle virtuali prima si conosce la gente, poi volendo, la si incontra. È un luogo in cui la gente tende a svelarsi molto più intimamente di quanto sia disposta a fare senza la mediazione del video o dello pseudonimo.[3]

Le relazioni virtuali sono facili da instaurare e facili da troncare. Una connessione indesiderata rispetto ad una relazione indesiderata ha un minor peso, senza impegno e responsabilità: “Puoi sempre premere il pulsante cancella”.

Le relazioni virtuali dettano il modello che esclude tutti gli altri tipi. Ciò tuttavia non rende gli uomini più felici. Essere sempre in movimento diventa un obbligo. Andare sempre di corsa si trasforma in una fatica massacrante. E quella fastidiosa incertezza e confusione opprimente, che la velocità avrebbe dovuto spazzare via, si rifiutano di sparire. La facilità del disimpegno e l’interruzione su richiesta dei rapporti non riduce i rischi, semplicemente li distribuisce – insieme alle angosce che sempre li accompagnano – in modo diverso. Si guadagna qualcosa e si perde qualcos’altro.[4]

Il noto quadro di Renè Magritte, Gli amanti, potrebbe essere il paradigma dell’amore postmoderno: due amanti si baciano con il volto coperto, ovvero un’unione senza volto, unione di corpi anonimi, senza uno sguardo reciproco, “lo sguardo che fa essere”.[5] È la resa dello sguardo invece che comporta la rinuncia all’oggettivazione, dimostrando avvicinamento, desiderio, dono reciproco garantendo allo stesso tempo la irriducibile unicità degli amanti. Nella prossimità dei volti si dà la sintesi della relazione personale, capace di cogliere sia l’evidenza corporea che l’io che la trascende. Allo stesso modo la celebre scultura di Alberto Giacometti, Il naso, potrebbe essere l’espressione del disagio dell’uomo contemporaneo di stabilire relazioni: una testa con un naso lunghissimo è sospesa in una gabbia; se la si osserva da vicino di lato essa appare deforme, per vederla nella giusta prospettiva bisogna guardarla di fronte, mantenere le distanze. Il corpo, da tramite per l’incontro diventa un ostacolo: per cogliere l’immediatezza bisogna avvicinarsi, per conoscere la persona intera occorre distanziarsi, andare oltre la consistenza materiale.

In una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti per l’uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, ricette infallibili, garanzie del tipo “soddisfatto o rimborsato”, quella di imparare l’arte di amare è la promessa di rendere l’esperienza dell’amore simile ad altre merci, che attira e seduce. Senza umiltà e coraggio non c’è amore. Sono qualità indispensabili quando ci si addentra in una terra inesplorata e non segnata sulle mappe.[6]

Le relazioni si instaurano  sempre meno per effetto di un autentico impulso d’amore e sempre più, invece, in base al desiderio e la brama di consumare: l’amore vuole possedere, il desiderio consumare. L’amore è una rete gettata sull’eternità, il desiderio è uno stratagemma per risparmiarsi l’onere di tessere la rete.[7] I legami affettivi sono liquidi, deboli e continuamente mutevoli. Non si sceglie qualcuno per sempre, “finché morte non ci separi”, ma finché non si trovi qualcosa di meglio. Le promesse di fedeltà alla relazione sono “insignificanti nel lungo termine”.[8]

La relazione “tascabile”, invece, è dolce e di breve durata. La tieni in tasca, puoi tirarla fuori all’occorrenza e rificcarla in tasca quando non serve più. È l’incarnazione della istantaneità e della smaltibilità. La convenienza è l’unica cosa che conta, e richiede mente lucida, non cuore caldo. Tieni sempre la tasca libera e pronta. Sentirai presto il bisogno di infilarci qualcosa.[9]

La relazione tascabile presuppone una strumentalizzazione della relazione stessa: giungere ad un’unione unicamente sessuale che senza una comunione con l’amore non può che essere effimera e transitoria. L’incontro sessuale è un primo passo verso una relazione o il suo capolinea? Un processo significativo o un episodio estemporaneo? Che tipo di impegno implica l’unione dei corpi? Il narcisismo e l’edonismo liquido-moderni raccomandano mantelline leggere e aborrano le gabbie di ferro, l’imperativo dominante è piacersi.

Ogni piacere vuole l’eternità di tutte le cose, vuole miele, vuole feccia, vuole ebbra mezzanotte, vuole tombe, vuole la consolazione delle lacrime, vuole tramonti dorati, che cosa non vuole il piacere! Esso è più assetato, più affettuoso, più spaventoso, vuole se stesso, morde se stesso, vuole amore, vuole odio, così ricco che ha sete di dolore, di inferno, di umiliazione, di mondo, questo mondo! Oh felicità, oh dolore! Spezzati, cuore! O uomini superori imparate che ogni piacere vuole eternità, profonda, profonda eternità.[10]

[1] Platone, Fedro, in Opere complete, vol. III, trad. it. di P. Pucci.

[2] Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Editori Laterza, Bari, 2011.

[3] Howard Rheingold, Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel cyberspazio, Sperling & Kupfer, Milano, 1994.

[4] Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Editori Laterza, Bari, 2011.

[5] Mario Manfredi, L’io fallibile. Identità e disconoscimento, Utet università, Torino, 2011.

[6] Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Editori Laterza, Bari, 2011.

[7] Ivi.

[8] Adrienne Burgess, Will you love me tomorrow. How to ensure your love will last, Random House, 2011, cit. in “Guardian weekend”.

[9] Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Editori Laterza, Bari, 2011.

[10] Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra,  Adelphi, Milano, 2010.

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